La prima volta che entri in una fornace a Murano ti resta impressa la luce: i colori brillano, il vetro sembra vivo e cambia mentre lo guardi.
Tra le tante tecniche nate sull’isola ce n’è una che ancora oggi sorprende anche chi il vetro lo conosce bene: il calcedonio.
A prima vista molti pensano di trovarsi davanti a una pietra naturale, e non è raro restare a osservare quella superficie che inganna lo sguardo.
Le venature, le sfumature e i cambiamenti di colore ricordano infatti materiali come agata, diaspro e calcedonio, da cui questa lavorazione prende il nome.
E la sorpresa arriva quando ci si avvicina e si scopre che non si tratta di una pietra scolpita, ma di vetro.
Un'invenzione nata nel Rinascimento
Le prime prove sul calcedonio risalgono al Cinquecento, quando le fornaci erano un via vai di maestri curiosi e inventivi.
Lavoravano molto per tentativi: mescolavano, provavano e osservavano cosa succedeva nel forno.
Spesso una scoperta arrivava per caso, una miscela diversa o una reazione inaspettata, e quella sorpresa diventava una nuova tecnica.
Fu così che nacque un vetro capace di imitare le pietre dure, un effetto che fece subito parlare di sé.
A Venezia e nelle corti europee lo volevano tutti.




